Murray Edelman, per chi crede nell’al di là, starà ridendo e gongolando. Nonostante le numerose critiche rivolte al politologo statunitense sui deficit della sua teoria generale della politica, l’Italia mostra in questi giorni la bontà delle sue intuizioni. Ci riferiamo al il quarto rapporto sulla sicurezza , realizzato da DemosΠ e Osservatorio di Pavia per Fondazione Unipolis. Qual è il risultato di tale rapporto? Che nonostante le preoccupazioni degli italiani siano, per il 47%, economiche (lavoro, precarietà, disoccupazione..) i media, specie i Tg continuano a rappresentare un paese preoccupato dalla sicurezza. Infatti a fronte delle preoccupazioni reali, la loro rappresentazione sui media è solo del 6%, a fronte della schiacciante presenza di fatti criminali. Come sottolinea Ilvo DIamanti, curatore del rapporto, nella presentazione a Roma in una discussione con i direttori Lucio Caracciolo (Limes), Enrico Mentana (Tg La7) e Marino Sinibaldi (Radio3): “Dalla criminalità “comune” si è passati alla criminalità “eccezionale” ci si è spostati cioè su casi singoli, a modo loro eccezionali, resi tali anche dal modo in cui vengono sceneggiati in tv”. Il sospetto è che il crimine venga trattato “come reality, usato come un antidoto, per bilanciare la spinta emotiva prodotta dalle preoccupazioni economiche e dalla paura suscitata dalla disoccupazione”.
Ovviamente non tutti i tg e le trasmissioni trattano in egual misura la criminalità “eccezionale”, l’ inforeality criminogeno colpisce e sortisce di più chi guarda la tv oltre le 4 ore al giorno, soprattutto gli spettatori delle fasce pomeridiane, generando in loro e negli italiani un senso di angoscia, rilevato dalla ricerca.
Questo ci porta a riflettere sulla costruzione della paura e sugli effetti di distrazione nell’operazione di agenda building dei media: da tempo la dialettica media/politica è inesistente in Italia, con una politica che sfrutta i media, e i media che campano di una politica debole. Nel caso specifico, di cui qui diamo conto, osserviamo che fomentando la paura, generando angoscia appunto, si attua una manovra di insabbiamento delle reali preoccupazioni dll’opinione pubblica. In sintesi, questa tecnica, porta a fare post-occupare lo spettatore-cittadino distraendolo dai suoi stessi problemi reali. Uguale tecnica ci pare essere applicata bene al caso Ruby, dove nonostante l’accusato sia il Premier Berlusconi, c’è anche un’opera di depistaggio sulla pessima condizione socio-economica del Paese. Caso Ruby nel quale si può osservare una strategia mediatico-comunicativo della maggiooranza imponente di contro al balbettio delle opposizioni. Ma ci occuperemo di questa fase comunicativa in seguito, magari, magari dopo riuscire a contribuire a dar voce al silenzio delle preoccupazioni dell’opinione pubblica.