Retologica

la logica della retorica, la retorica della logica

Strumentalizzare la strumentalizzazione. Ovvero dell’etica della verità come freno della pratica discorsiva

Capita di ascoltare spesso dagli attori politici di ambo gli schieramenti, da ultimo ieri sull’intervento delle autorità ecclesiastiche, dichiarazioni brevi e brevissime che hanno invece un universo di senso dietro, nello specifico queste dichiarazioni recitano:”Non strumentalizziamo/non bisogna strumentalizzare/il mio avversario sta strumentalizzando” ecc..
La strumentalizzazione, variamente declinata, diventa così un forzato invito al silenzio, ovvero una simil imposizione a non non commentare, non fornire la propria ragione e il proprio pensiero. La logica sottesa a tale manifestazione verbale ci sembra essere quella che sostiene anche l’etica della verità, etica, banalizzando, tale per cui chi parla crede e vuol far credere di essere l’unico depositario legittimo dell’interpretzione autentica. La politica si fa teologia, il dialogo necessario al dibattito pubblico viene costretto nell’angusto angolo di un dogma e di una fede pagana. Abbiamo un primo paradosso costituito dall’inversione del motto biblico “In principio fu il Verbo, e il Verbo si fece Carne”, qui il Verbo sta alla fine non al principio, posseduto da chi si arroga l’ultima parola scarnificando il Verbo stesso.
Dal lato logico si costruisce un ulteriore paradosso dove chi è chiamato a intervenire è, contemporaneamente, chiamato a tacere. Retoricamente è un devastante argomento che impedisce la controargomentazione, non ritenendo l’avversario degno o capace di possedere il significato delle parole, e quindi ancora una volta della “vera verità”.
In sintesi, l’uso della “strumentalizzazione” come argomento è un potentissimo strumento volto ad avere il diritto esclusivo della parola, strumentalizzando, ultimo paradosso, la “strumentalizzazione” stessa. Chiediamo scusa per il calembour, ma preferiamo i giochi di parole tra soggetti liberi piuttosto che i giochi forzati e forzosi dove le regole le decide solo un contendente.

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