Retologica
la logica della retorica, la retorica della logicaRetologica:la realtà dell’effimero nella ComPol quotidiana
Sommersi. Ma salvati? Crediamo di no, questo blog è un tentativo di salvataggio.Da cosa? Dalla comunicazione politica quotidiana, diffusa, invasiva, oscura seppur palese, nuova nei suoi strumenti, vecchia, a tratti, nella sua funzione di propaganda. Non sempre è così: ci diamo il compito di analizzarla, capirla, intuirla almeno. Ma mai subirla passivamente, mai recepirla come ininfluente. La politica si occupa di noi anche se noi non ci occupiamo di essa. La comunicazione è la veste che la politica indossa per presentarsi nello spazio pubblico. E’ la sua forma di decenza, per noi spesso indecente. Ci riproponiamo di denudarla. Attingendo a vari paradigmi scientifici: dalla sociologia alla semiotica, dalla psicologia al marketing. Indagheremo, analizzeremo, valuteremo senza giudicare. Dire come “si dice”, come “viene detto” ciò che circola nel discorso pubblico è la nostra missione, il nostro quotidiano esercizio di democrazia. Disvelare i meccanismi che generano, degenerondolo, il consenso la nostra visione. Se la politica appare solo retorica noi ci sforzeremo di capirne la logica: questo il senso di Retologica, questo il contenuto di questo blog. Buon viaggio!
Costruire la paura, nascondere i problemi
Murray Edelman, per chi crede nell’al di là, starà ridendo e gongolando. Nonostante le numerose critiche rivolte al politologo statunitense sui deficit della sua teoria generale della politica, l’Italia mostra in questi giorni la bontà delle sue intuizioni. Ci riferiamo al il quarto rapporto sulla sicurezza , realizzato da DemosΠ e Osservatorio di Pavia per Fondazione Unipolis. Qual è il risultato di tale rapporto? Che nonostante le preoccupazioni degli italiani siano, per il 47%, economiche (lavoro, precarietà, disoccupazione..) i media, specie i Tg continuano a rappresentare un paese preoccupato dalla sicurezza. Infatti a fronte delle preoccupazioni reali, la loro rappresentazione sui media è solo del 6%, a fronte della schiacciante presenza di fatti criminali. Come sottolinea Ilvo DIamanti, curatore del rapporto, nella presentazione a Roma in una discussione con i direttori Lucio Caracciolo (Limes), Enrico Mentana (Tg La7) e Marino Sinibaldi (Radio3): “Dalla criminalità “comune” si è passati alla criminalità “eccezionale” ci si è spostati cioè su casi singoli, a modo loro eccezionali, resi tali anche dal modo in cui vengono sceneggiati in tv”. Il sospetto è che il crimine venga trattato “come reality, usato come un antidoto, per bilanciare la spinta emotiva prodotta dalle preoccupazioni economiche e dalla paura suscitata dalla disoccupazione”.
Ovviamente non tutti i tg e le trasmissioni trattano in egual misura la criminalità “eccezionale”, l’ inforeality criminogeno colpisce e sortisce di più chi guarda la tv oltre le 4 ore al giorno, soprattutto gli spettatori delle fasce pomeridiane, generando in loro e negli italiani un senso di angoscia, rilevato dalla ricerca.
Questo ci porta a riflettere sulla costruzione della paura e sugli effetti di distrazione nell’operazione di agenda building dei media: da tempo la dialettica media/politica è inesistente in Italia, con una politica che sfrutta i media, e i media che campano di una politica debole. Nel caso specifico, di cui qui diamo conto, osserviamo che fomentando la paura, generando angoscia appunto, si attua una manovra di insabbiamento delle reali preoccupazioni dll’opinione pubblica. In sintesi, questa tecnica, porta a fare post-occupare lo spettatore-cittadino distraendolo dai suoi stessi problemi reali. Uguale tecnica ci pare essere applicata bene al caso Ruby, dove nonostante l’accusato sia il Premier Berlusconi, c’è anche un’opera di depistaggio sulla pessima condizione socio-economica del Paese. Caso Ruby nel quale si può osservare una strategia mediatico-comunicativo della maggiooranza imponente di contro al balbettio delle opposizioni. Ma ci occuperemo di questa fase comunicativa in seguito, magari, magari dopo riuscire a contribuire a dar voce al silenzio delle preoccupazioni dell’opinione pubblica.
Strumentalizzare la strumentalizzazione. Ovvero dell’etica della verità come freno della pratica discorsiva
Capita di ascoltare spesso dagli attori politici di ambo gli schieramenti, da ultimo ieri sull’intervento delle autorità ecclesiastiche, dichiarazioni brevi e brevissime che hanno invece un universo di senso dietro, nello specifico queste dichiarazioni recitano:”Non strumentalizziamo/non bisogna strumentalizzare/il mio avversario sta strumentalizzando” ecc..
La strumentalizzazione, variamente declinata, diventa così un forzato invito al silenzio, ovvero una simil imposizione a non non commentare, non fornire la propria ragione e il proprio pensiero. La logica sottesa a tale manifestazione verbale ci sembra essere quella che sostiene anche l’etica della verità, etica, banalizzando, tale per cui chi parla crede e vuol far credere di essere l’unico depositario legittimo dell’interpretzione autentica. La politica si fa teologia, il dialogo necessario al dibattito pubblico viene costretto nell’angusto angolo di un dogma e di una fede pagana. Abbiamo un primo paradosso costituito dall’inversione del motto biblico “In principio fu il Verbo, e il Verbo si fece Carne”, qui il Verbo sta alla fine non al principio, posseduto da chi si arroga l’ultima parola scarnificando il Verbo stesso.
Dal lato logico si costruisce un ulteriore paradosso dove chi è chiamato a intervenire è, contemporaneamente, chiamato a tacere. Retoricamente è un devastante argomento che impedisce la controargomentazione, non ritenendo l’avversario degno o capace di possedere il significato delle parole, e quindi ancora una volta della “vera verità”.
In sintesi, l’uso della “strumentalizzazione” come argomento è un potentissimo strumento volto ad avere il diritto esclusivo della parola, strumentalizzando, ultimo paradosso, la “strumentalizzazione” stessa. Chiediamo scusa per il calembour, ma preferiamo i giochi di parole tra soggetti liberi piuttosto che i giochi forzati e forzosi dove le regole le decide solo un contendente.
Rimettere è Politica
Tanto non serve, tanto non cambia, tanto è tutto uguale, sono tutti uguali. Ecco la Pop-Politica (cit.:Mazzoleni) ai tempi di Silvio. Livellare all’indifferenza, indurre all’inazione. Berlusconi è finito? Mah, forse è appena cominciato. Perchè l’egemonia del pensiero berlusconiano si manifesta tutta e piena ora. Sì, ci sono gli scontri e le proteste degli studenti, gli operai sulle gru, le indecenti telefonate del Premier. “Ma anche”(ci meritiamo pure Veltroni..): l’indecifrabile Bersani (chi ricorda cosa ha detto da Fazio, senza rileggerlo nè riascoltarlo, ha una cena pagata!), la pseudo-opposizione istituzionale e i mille rivoli di mugugni ribellistici. Ecc.; Perchè viviamo nell’eccetera, nell’indefinito, nel sempre altro. Vieni via o Resti? Io resto, sono un resto, un’eccedenza..comunque sono sempre altrove. E’ la normalità continua a sfuggire, la precarietà da dimensione di vita diventa quasi un obiettivo (qualcuno ha letto gli ultimi dati Istat e Bankitalia, dov’è la rivolta su queste condizioni che molti di noi vivono??), il futuro ci prende alle spalle. E non per abbracciarci. Intanto siamo alle prese con dimissioni sì/dimissioni no, riforma elettorale possibile (non posso vivere ormai senza, certo come la faceva mia nonna la riforma elettorale nessuno mai..ci metteva anche le uova!), primarie quasi… E Bersani cita Vasco, e Silvio chiama Ballarò (ma hanno la tariffa you&me??) e Vendola firma con Microsoft. Senza dire nè fare alcunchè di sostanzioso. E’ il trionfo del Performativo (ribaltando Austin: COME NON FARE COSE CON LE PAROLE): si dice quello che andrebbe fatto senza premurarsi di fare nulla (Politica:basta la parola!era il vecchio slogan della Falquì: la purga c’è ugualmente sebbene meno salutare!). Nei casi più gravi si “demistifica”, PDL docet, o si attacca argomentando “ad hominem” piuttosto che “ad res” (in tal caso PDL e PD pari sono..Rigoletto leader vero). Nei casi più imbarazzanti si balbetta leggendo male un qualcosa scritto peggio da qualcuno non meglio identificato (sì, Bersani da Fazio-Saviano, avete capito). Nei casi più indecenti si invita tutti ad andar via, senza spiegare chi viene dopo e cosa vuol fare (Renzi…quindi???).
Che si leggono a fare i giornali se la politica è questa? Perchè fare politica per occuparsi di questo? Che fare (mio amato Lenin!) per fare politica??
Riprendersi le parole e riprendere le azioni a partire dalla parola data, dalle parole rimesse al mondo con il gusto di farle agire. E con la sostanza che nutre questo gusto. Perchè, fate caso alle etichette, mangiamo la cioccolata al gusto di cioccolata, ma non al cioccolato. Ci hanno lasciato il gusto,quando va bene, ma non la sostanza. Ecco,ho voglia di rimettere sostanza nel gusto di fare politica e, prima ancora, ho voglia di rimettere il gusto delle azioni nelle parole pronunciate. E, in estrema e brutale sintesi, HO VOGLIA DI RIMETTERE.
Rimettere, termine interessante e, a tratti, contradditorio: etimologicamente composto dalla particella RE (che ha il doppio senso di “nuovamente” e “indietro”) e da METTERE (lasciar andare, mandare, gettare, porre..). Quindi rimettere in forza e rimettere a posto, rimettere ad altri e rimetterci in proprio, rinviare e rigettare. Ma anche vomitare. La politica, per me e oggi, è rimettere: mi fa vomitare l’elusione dei temi concreti di molte persone, rigetto l’incosistenza della classe dirigente, voglio rimettere al centro della politica le soluzioni e non i problemi, rimettere in gioco intelligenze e passioni e non lasciarle dismesse…in rimessa. Rimettere politica in una politica rimessa, fatta di vuoti e nebbie.
E, a chi ha avuto buon cuore di leggerle fin qui, chiedo a proposito: quali sono (rimettiamoci in gioco va!) le due parole sulle quali poggereste il futuro? E, se qualche amic*giurista ha letto queste tediose righe, è possibile fare una class action contro la classe dirigente di Sinistra per aver sprecato e disperso il patrimonio presente e futuro di diverse generazioni? In tal caso sono pronto a raccogliere le firme!
Alle prossime parole. E azioni. Rimettetevi presto!
Drôle de guerre:la campagna fantasma delle europee
Che succede alla comunicazione politica di candidati e partiti in queste europee? Il consueto diluvio comunicativo ha lasciato spazio al deserto di proposte. Che significa tutto ciò? E’ una strategia, una conseguenza, un segno?Cosa? Per una strana connessione dei miei neuroni questa situazione mi fa venire in mente quella fase della II guerra mondiale definita “drole de guerre” (la guerra buffa, la guerra per finta): una fase in cui gli eserciti in trincea vivevano nell’attesa (sappiamo poi di cosa). Così è per queste elezioni europee: pochi (e qualitativamente scarsi) i manifesti, pochi gli spot sulle tv locali (e altrettanto inefficaci), limitate le “comparsate” in tv, l’agenda dei media indirizzata quasi solo sul gossip. Dovremmo dirci contenti se la politica si autoimpone degli argini comunicativi? Tutt’altro. Mi pare che invece questo sia il segno più evidente della resa della Politica (ci chiederemo in un’altra occasione se la politica abbia mai avuto, e meritato, la P maiuscola). Se il discorso pubblico è muto, se la discussione zittita, la società non può che soffrirne e avviarsi al peggio: la Polis nasce e si consolida con e attraverso il Logos; le democrazie liberali non sono tali senza libertà di parola e garanzia di circolazione del pensiero nel discorso pubblico. L’assenza di una comunicazione della politica in questa campagna elettorale europea ci mette in attesa di scoprire cosa sarà la politica e come verrà comunicata nel prossimo futuro. Ma è un’attesa pericolosa: non ci fu nulla di buffo nè di finto quando ripresero i combattimenti lungo il fronte. Meglio cominciare a riflettere su come riprenderci la parola. E per davvero, stavolta.
Breve dizionario di Figure Retoriche
Allegoria: procedimento retorico per cui un contenuto concettuale viene espresso attraverso un’immagine che rappresenta una realtà diversa e autonoma rispetto al contenuto stesso. (esempio: i veltro riformatore della divina commedia che sconfigge la lupa ovvero la cupidigia)
Antitesi: indica la contrapposizione di due concetti o di due pensieri (esempio: due volte nella polvere \ due volte sull’altar. Manzoni)
Aferesi: caduta di una lettera o di una sillaba a inizio di parola
Affabulazione: vedi favola
Anafora: ripetizione di una o più parole all’inizio di due o più versi
Apocope: caduta di una sillaba a fine di parola
Anacoluto: contenuto sintattico che prevede un soggetto senza verbo (esempio: un religioso che vale molto anziché si tratta \ è un religioso che vale molto )
Asindeto: sequenza di diversi aggettivi uniti dalla virgola. Asindeto aperto: “a”,”b”,”c”,”d”,”e”,”f”,”g” Asindeto chiuso: “a”.”b”.”c”.”d”.”e”.”f “ e “g”
Allitterazione: quando due parole iniziano con le stesse sillabe: (esempio e fa fuggire le fiere e li pastori(Dante)- e di me medesimo mi vergogno)
Assonanza: le parole finali dei versi hanno dopo l’accento tonico le vocali uguali ma le consonanti differenti: (esempio: io non sono come loro \ in perpetuo volo \ la vita la sfioro- )
Anastrofe: presentare le parole di un enunciato in un ordine diverso da quello abituale 8ad un pensiero solleva \ di me più degno – invece che più degno di me-)
Analogia: similitudine senza il come “i tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto: Pavese)
Apostrofe: interrompere l’ordine espositivo per rivolgersi improvvisamente ad una persona: “Ahi serva Italia, di dolore ostello… (Dante)
Brachilogia: contrazione dell’espressione. Si caratterizza per la presenza dell’ellissi del verbo.
Bisticcio: esempio: pizza pazza a pezzi- ragazzi pizzi pazzi e male avvezzi
Comparazione: confronto immediato tra due cose, due animali, persone.
Climax: intensificare il racconto sul piano emotivo – passionale gradatamente, se ascendente. Se non lo è si fa l’esatto contrario. (da un momento più emozionante a uno meno)
Chiasmo: ripetizione con schema ABBC. La ripetizione si può effettuare anche con l’uso di sinonimi.
Cotesto: rapporto semantico che si stabilisce tra un testo e un altro dello stesso poeta e tra il poeta e gli altri del suo tempo
Con-testo: rapporto tra autore e momento storico in cui vive
Consonanza: quando le parole finali dei versi hanno dopo l’accento tonico le consonanti uguali ma l vocali diverse ( batte alla tua finestra e dice il VENTO\ per monti e per mari ho viaggiato TANTO)
Dialefe: distinzione dei due suoni. Quello finale da quello iniziale
Diastole: spostamento dell’accento da sinistra a destra.
Epandiplosi: ripetizione della stessa parola a inizio e fine frase
Epentesi: allungamento all’interno di una parola
Eufemismo: dir le cose in modo piacevole per nascondere una situazione svantaggiosa
Epifonema: sentenza espressa in modo esclamativo
Epifonia: ripetizione alla fine di due o più versi
Epanalessi: ripetizione di un termine a fine frase che si ritrova all’inizio della successiva
Enallage: aggettivo con valore avverbiale
Ellissi: quando vengono sottintesi alcuni elementi della frase
Enumerazione: accostamento di una serie di termini della stessa categoria (fior, frondi, herbe, mbre, antri, onde, avri soavi)
Favola: sistema narrativo, racconto (generico); in greco mùtos: modo di raccontare dando alle cose un valore reale
Ipotiposi: descrizione varia e efficace , ricca di colori e suoni
Iterazione: ripetizione di discorsi, parole, costrutti
Ironia: particolare modo di esprimersi che conferisce alle parole un significato contrario (antifrasi) o diverso da quello letterale con intento critico e derisorio.
Dissimulazione in cui la figura autoriale vuole cogliere e significare idee morali, sociali, etiche e spirituali non facilmente comprensibili dai destinatari o dall’interlocutore all’interno dell’affabulazione.egli sa che i destinatari no sanno e gli fa capire che devono sapere.
Iperbole: esagerazione “ti mando mille baci” (Catullo)
Idiotismo: espressione dialettale riportata in lingua dotta
Ipotassi: proposizione principale che regge diverse subordinate
Iperbato: inversione di posizione “della città la bellezza”
Inarcatura: frase iniziata in un verso che si conclude in quello successivo.
Intensione: qualità concettuale che rende la comunicazione più o meno intensa per chi ascolta.
Litote: dare rilievo ad una non qualità negando l’idea contraria
Litote mascherata: non si definiscono con il non ma il non è nascosto : intero: non maculato
Metonimia: esprime un rapporto di qualità
Causa per effetto: morì per duello
Effetto per causa: vivere col sudor della fronte
Contenente per contenuto: bere un bicchiere
Contenuto per contenente: gli ho inviato un sms
Astratto per concreto: sfuggì alla polizia
Concreto per astratto: sei un tuono
Strumento per chi lo adopera: è un’ottima penna
L’epoca per le persone che vi appartengono : il Novecento
L’autore per l’opera: un Botticelli
Il nome di una persona per le qualità che la contraddistinguono: è un Woytila
Metafora: sostituire una parla con un’altra
Ossimoro: unione di due termini antitetici
Onomatopea: imitazione di u suono della natura o del suono di un oggetto
Omoteleuto: quando due o più parole hanno la sillaba finale uguale
Protesi: aggiunta di un infisso
Paragoge:allungamento a fine parola
Perifrasi: giro di parole che tende a esprimere qualcosa
Preterizione: affermare di non dire qualcosa che poi viene descritta
Polisindeto: sequenza di diversi aggettivi o sostantivi untiti da numerose congiunzioni
Polisindeto aperto: x e y e p e t e v e z
Polisindeto chiuso: x e r e t e p e v , v
Paratassi: proposizioni principali legate o per asindeto o per polisindeto
Pleonasmo: uso superfluo di qualcosa “ a me mi…”
Paronomasia: accostamento di due parole di suono simile ma con significato diverso.
Poliptoto: un vocabolo ripreso a breve distanza con funzioni morfo-sintattiche diverse: genere, numero, tempo, persona de verbo
Prosopea: cose anomale, astratte
Reticenza: non dire qualcosa che sarebbe bene dire
Ripetizione: esempio: viene subito subito
Rafforzamento: insieme di due o più aggettivi che consolidano il significato del sostantivo a cui si riferiscono (Vieni subito e presto: deittici diversi foneticamente ma simili nel significato)
Sinestesia: contrapposizione tra due sensazioni diverse
Similitudine: figura retorica composta da”cosi…come” che esprime un rapporto di uguaglianza.
Sarcasmo: esprimere in modo aspro o brutale un giudizio sociale, morale, etico, spirituale contro qualcuno o qualcosa
Sineddoche: esprime un rapporto di quantità.
la parte per il tutto: un asso del pedale
il tutto per la parte: un cappotto di visone
il singolare per il plurale: sensibilità dell’uomo
il plurale per il singolare: sensibilità degli uomini
sincope: caduta di una sillaba all’interno di parola
sillessi: concordanza assentio di verbo e soggetto (la maggiorparte delle donne chiesero—anziché chiese)
Sinalefe: prevede la fusione della vocale finale di una parola con la vocale iniziale della successiva)
Sineresi: quando si fondono due o più vocali all’interno di una parola
sistole: spostamento da destra a sinistra dell’accento, dalla penultima alla terzultima sillaba per esempio
Simbolo: oggetto concreto chiamato a rapporto delle sue qualità leone per coraggio
Tmesi: taglio di una parola per andare a capo
Zeugma: verbo che regge più complementi che dovrebbero essere da altri o quando una principale regge delle subordinate che avrebbero bisogno di essere rette da altri.
Parlare e lagrimar vedrai insieme (dante)
La realtà della realtà e la realtà inventata: Berlusconi, Tremonti e la crisi
C’è nel modo di Berlusconi e Tremonti di affrontare la crisi economica un elemento scientifico, ovvero retorico e logico: nel primo caso faremo riferimento alla PNL (Programmazione Neurolinguistica) e a parte della Analisi Transazionale, nel secondo ci atteremo alla retorica classica. Berlusconi sin dall’inizio della crisi economica ha attuato un processo di ridemensionamento linguistico della crisi fino alle dichiarazioni di ieri (sintetizzabili con “il peggio è passato”). Introduciamo gli elementi teorici a cui vogliamo far riferimento: nella PNL, specie nella formulazione di Watzlawick la realtà è “ciò che viene definito tale da un numero sufficientemente alto di essere umani. In questa occasione estrema la realtà è una convenzione interpersonale”, quindi: sia data la crisi economica come elemento di realtà percepito, sia data la televisione come il più potente, se non l’unico, medium capace di definire la realtà, ne consegue che se la crisi economica sparisce dalla tv per bocca del premier la crisi economica non c’è, e quella percepita come reale è una nostra falsa percezione. In questo processo Berlusconi si rivolge agli italiani dalla posizione che in Analisi Transazionale viene definita come Genitore, supponendo un popolo Bambino, tradotto: vi insegno io a pensare quello che dovete pensare, vi mostro io i vostri bisogni e le vostre capacità perchè voi non ne siete ancora capaci. La logica soggiacente è di tipo classico, aristotelico: se il peggio della crisi (mai ammesso, tra l’altro) è passato ne conseguea, allora, che adesso state bene (la logica implicita: il merito è mio). Le figure retoriche utilizzate sono l’affabulazione (o favola: sostituire alla realtà una realtà fiabizzata a cui conviene credere) e la reticenza. (omettere parti della comunicazione, pur se sostanziali). Il vaccino che consigliamo noi ci viene indicato dallo stesso Watzlawick: “L’illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un’unica realtà.”
Per quanto riguarda il Ministro dell’Economial’analisi è più breve: Tremonti dall’inizio ha cercato di proiettare la crisi nel futuro e in un altro campo, ovvero: ha cercato di attuare uno slittamento di senso in cui la crisi italiana era una parte (non imputabile al governo) di un tutto (il sistema economico mondiale) che andava riformato. La logica tremontiana postula quindi: data la debolezza del sistema economico mondiale che ha generato una crisi globale, dato il sistema economico italiano come parte di quel sistema mondiale , ne consegue che la crisi italiana è figlia e frutto della crisi globale (logica nascosta: la colpa è del sistema globale, non del governo italiano, la soluzione è nella riforma del sistema mondiale, e non nelle soluzioni del governo italiano). Processi retorici di Tremonti riguardo la crisi: reticenza (la crisi italiana non viene ammessa), sarcasmo (il professor Tremonti capisce la crisi, gli altri, cittadini compresi, no), sineddoche (la crisi italiana, come abbiamo visto, come parte di un tutto, la crisi globale).
La vera vittima della crisi è, quindi, la chiarezza..dai romantici chiamata verità.